Alberi e arbusti

Provate nel bosco di notte a battere violentemente le mani. Osserverete lo scatto irato e nevrotico del carpino, il sussulto del maggiociondolo, il brivido di paura del frassino, e la rispostaccia dell’acero. (Mauro Corona – “Le voci del bosco”)

 

Una pagina dedicata agli alberi e agli arbusti più comuni, per tutti quegli escursionisti curiosi che desiderino imparare a riconoscerli. Capiterà spesso, andando in giro durante le nostre escursioni, di incontrare le specie piu’ comuni. Se all’inizio può sembrare difficile riconoscerli, e impararne i nomi, con un po’ di attenzione e con l’aiuto di guide ambientali esperte, sarà sempre più facile prendere confidenza con questo splendido mondo. Partiamo, quindi dai rudimenti, per un elenco non esaustivo, degli alberi e degli arbusti che popolano la nostra Penisola.

Gymnospermae e gimnosperme

I due principali gruppi di piante con i semi sono le angiosperme e le gimnosperme.
Le gimnosperme comprendono molti tipi di alberi presenti sulla terra.Gimnosperma significa “seme nudo”, infatti i semi di queste piante non sono protetti da un frutto.I fiori non hanno petali e sono piante vascolari.Vascolari significa che la pianta è percorsa da sottili vasi conduttori, che portano l’acqua e il nutrimento dalle radici alle foglie della pianta.Generalmente le gimnosperme sono piante sempreverdi, cioè mantengono le loro foglie aghiformi per tutto l’anno. Le conifere e il ginko biloba sono tipi di gimnosperme.Le conifere sono molto conosciute, fanno dei frutti chiamati pigne.All’interno di ogni pigna si trovano i pinoli, i semi da cui possono nascere nuove piante.La maggior parte delle piante sono angiosperme.Crescono dappertutto, nelle foreste, nei deserti, nell’acqua e sul ciglio della strada.Anche le angiosperme sono piante vascolari, ma a differenza delle gimnosperme hanno fiori appariscenti e fanno i frutti.Angiosperma significa infatti “seme protetto dal frutto”. Dentro al frutto trovi i semi, che nelle giuste condizioni possono generare nuove piante.

Le angiosperme si dividono in monocotiledoni e dicotiledoni .Nelle monocotiledoni, come il mais, c’è un solo cotiledone a proteggere il frutto. Nelle dicotiledoni, come il fagiolo, ce ne sono due.
Le maggiori differenze tra le monocotiledoni e le dicotiledoni sono nel tipo di piante che generano.

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Gymnospermae

Tasso (Taxus Baccata)

Appartenente all’ordine delle conifere, molto usato come siepe ornamentale, è conosciuto anche con il nome di “albero della morte”. In condizioni ottimali raggiunge dimensioni di 25-30 metri. La sua distribuzione interessa gran parte d’Europa, Nordafrica e Medio Oriente.  Sempreverde, ha una crescita molto lenta, motivo per cui in natura si presenta sotto forma di piccolo albero o arbusto. La chioma ha forma globosa irregolare, con rami                                                  molto bassi.

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Cipresso (Cupressus Sempervirens)

Appartenente alla famiglia Cupressacee, puo’ raggiungere notevoli dimensioni. Ha chioma generalmente affusolata, piramidale molto ramificata, e rametti cilindrici con numerosissime foglie. I cipressi sono alberi sempreverdi con foglie ridotte a squame, strettamente addossate le une alle altre o divaricate all’apice, secondo le specie. In alcune specie, le foglie schiacciate rilasciano un caratteristico fetore. Il colore delle foglie è molto scuro nel cipresso diffuso in Italia (Cupressus sempervirens), ma in altre specie è più chiaro e persino verdazzurro (Cupressus arizonica). E’ diffuso in tutte le regioni a clima caldo o temperato-caldo, anche arido, dell’emisfero settentrionale: America settentrionale e centrale, Europa Meridionale, Africa Settentrionale, Asia, dal Vicino Oriente fino alla Cina e al Vietnam. E’ stato introdotto in Italia, probabilmente oltre 2500 anni fa, dagli Etruschi. Predilige clima caldo e secco, mentre patisce geli prolungati. Non si spinge oltre i 700 metri di quota. 

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Cipresso di Monterey (Cupressus Macrocarpa)

Conifera sempreverde della famiglia delle Cupressaceae, ha habitus stretto e piramidale da giovane e tende a allargarsi con l’età, diventando tanto più pittoresco e attraente quanto le condizioni di vita sono esposte, soprattutto ai venti forti, con ramificazioni orizzontali a palchi che nell’insieme danno vita a una chioma a ombrello. Raggiunge un massimo di 40 m di altezza.Il tronco da dritto si fa inclinato e nodoso nel tempo, con un diametro massimo di 2,5 m. La corteccia è chiara, solcata in verticale. Le foglie sono ridotte a scaglie che circondano i rametti, hanno colore verde brillante e quando vengono strofinate emanano un gradevole odore di limone. La fioritura avviene ala fine dell’inverno. Ha un accrescimento rapidissimo e resiste bene ai venti forti grazie ad un apparato radicale molto sviluppato in profondità.

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Cipresso dell’Arizona (Cupressus Glabra)

Raggiunge dimensioni di circa 20 metri nei suoi ambienti, mentre in Europa raggiunge al massimo 10-20 metri.  Ha un portamento colonnare e chioma con forma conico-piramidale variabile a seconda delle varietà e dell’utilizzo. Pianta ramificata fin dalla base con scorza di aspetto fibroso e colore marrone-verdastro nelle piante giovani; diventa più scura, con sfumature grigiastre, negli esemplari adulti, dove si stacca in piccole strisce longitudinali. Pianta a foglie persistenti, squamiformi, abbastanza piccole e strettamente addossate ai rametti, di colore verde con sfumature grigiastre. Si tratta di una pianta utilizzata a scopo ornamentale e paesaggistico, per la sua adattabilità a diversi ambienti ed utilizzi. Predilige clima secco ma sopporta bene il gelo. 

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Ginepro Comune (Juniperus Communis)

Arbusto sempreverde, di altezza compresa tra 1 e 10 metri, con foglie aghiformi e bacche (o coccole) blu-viola ricoperte da una pellicola opaca chiamata pruina.In Italia è molto diffuso sulle Alpi ma anche sull’Appennino fino al Lazio e in Sardegna. Il ginepro ha numerose virtù: è stomachico e masticarne le bacche facilita la digestione, è un antisettico naturale per le vie urinarie e respiratorie (utile per la cura della calcolosi urinaria, per sedare la tosse o come espettorante) e ha proprietà antireumatiche. Diffuso in tutto l’emisfero settentrionale, vegeta in ambienti aperti e luminosi, dal mare fino a quasi 4000m. E’ una pianta molto rustica, si adatta bene a qualsisi tipo di clima e suolo. E’ una delle specie pioniere, che colonizza, in primis, zone dove la vegetazione è scarsa, quali pascoli e ambienti degradati.

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Ginepro Coccolone (Juniperus oxycedrus)

In genere ha portamento arbustivo, ma negli esemplari più longevi e nelle sabbie stabilizzate si comporta come un albero di altezza fino a 15 m. Foglie aghiformi, pungenti, lineari,lunghe 15-25 mm e larghe fino a 2,5 mm, disposte in gruppi di tre, con due linee più chiare nella pagina superiore, ai lati della nervatura centrale.  Frutti brunastri a maturità, ricoperti da pruina biancastra, tondeggianti, con diametro di 14-22 mm. Corteccia lacerata a maturità, rami spesso penduli, chioma espansa, piramidale, con i rami più bassi spesso striscianti. Infiorescenze di ambedue i sessi alla base delle foglie, di norma su piante diverse, fiorenti a gennaio-aprile e con i galbuli che maturano nell’autunno dell’anno successivo. E’ specie molto longeva, con legno duro, aromatico, molto resistente ai parassiti e alle intemperie, praticamente indistruttibile.  Per questi motivi veniva impiegato, come il Ginepro feniceo, nelle travature dei tetti, nelle traverse dei caminetti e nei lavori di intarsio.  Le parti più usurabili delle barche e dei carri agricoli erano costituite da tronchi di questa pianta, assieme al Feniceo.  Facile da lavorare, nonostante la durezza, viene utilizzato per mobili e suppellettili da cucina.

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Ginepro Fenicio (Juniperus phoenicea)

Il ginepro fenicio (conosciuto anche con i nomi di: cedro licio oppure cedro fenicio o ancora come ginepro rosso) è un albero sempreverde, una pianta cioè, che mantiene le foglie durante tutto l’anno. L’albero è generalmente ramificato dalla base, con foglie squamiformi e fiorisce nei mesi di febbraio-marzo. Queste piante non presentano dimensioni eccezionali (fino a 80-90 centimetri di diametro e 10-12 m di altezza), ma possono essere molto annosi e con legno durissimo, inoltre la loro crescita è molto lenta e longeva. Diffuso nelle regioni costiere del Mediterraneo, vegeta, in Italia, nelle zone costiere e subcostiere, dal livello del mare fino a 5-600 metri. Estremamente resistente alla siccità e alla salsedine, è una tra le specie arbustive che vegetano sulle dune mobili e che costituiscono la macchia mediterranea.

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Abete Bianco (Abies Alba)

L’abete bianco è albero maestoso, molto slanciato e assai longevo. E’ “il principe dei boschi” e può raggiungere agevolmente i 40 metri di altezza. E’ un sempreverde abbastanza comune. Vive tra i 400 e i 2000 metri. E’ comunemente detto anche abete comune e appartiene al genere Abies. E’ Monoico (possiede fiori sia maschili che femminili) ed è abbastanza longevo, 550 – 650 anni. L’abete bianco ama l’umido e i terreni freschi e profondi, tipici delle zone ombreggiate e molto piovose. In giovane età, la corteccia è liscia, di un colore bianco-grigio argenteo, ed è provvista di piccole sacche resinose che, se premute, diffondo odore di trementina. Con l’età, la corteccia, poco ricca di tannino, tende al nero e si ispessisce diventando rugosa con evidenti screpolature. Il fusto è diritto e può arrivare oltre i 4 metri di diametro. La chioma, di colore verde cupo, ha forma piramidale negli esemplari giovani, mentre negli adulti (all’incirca dopo i 60-80 anni) si determina un appiattimento, che viene chiamato a “nido di cicogna”. A causa di questo processo, la punta principale ferma la crescita, ma i rami sottostanti che, comunque, continuano a svilupparsi, formano una specie di conca. Gli aghi degli abeti sono inseriti singolarmente nei rami, un particolare questo, che li differenzia dai pini che hanno, invece, aghi riuniti in gruppi. Le foglie sono costituite da aghi appiattiti, rigidi, inseriti singolarmente sui rametti, secondo una disposizione che ricorda i denti del pettine. La fioritura dell’abete bianco avviene tra maggio e giugno. Il frutto che comunemente viene conosciuto come “pigna” deriva dai coni femminili che possono lignificare e rimanere sui rami. La prima produzione dei semi è piuttosto tardiva, tra i 30 e i 50 anni. L’apparato radicale è formato da un’unica grande radice che penetra nel terreno raggiungendo una profondità di quasi 2 metri. Questa pianta vegeta bene in zone montane, ad altitudini comprese tra i 400 e i 2000 metri trovando il suo habitat ideale nelle zone a piovosità e umidità atmosferica medio-alte. In passato veniva utilizzato, data la notevole altezza, come albero maestro per le navi, mentre ancora oggi, soprattutto nell’Europa centrale, gli esemplari più giovani vengono utilizzati come albero di Natale.

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Abete Rosso (Picea Abies)

L’abete rosso o Peccio  è una conifera sempreverde appartenente alla famiglia delle Pinaceae che può arrivare a 60 m di altezza con un tronco colonnare dalla corteccia, rossastra prima e grigio scura poi, da cui si ricava la trementina, del diametro di 2 m. La chioma mantiene la punta a freccia per tutta la vita a differenza dell’Abete bianco e la forma complessiva è piramidale o cilindrica. Le ramificazioni principali sono corte a andamento che risalendo lungo la pianta va da discendente a orizzontale e infine a ascendente. Le foglie sono aghiformi , lunghe 1,5-2,5 cm, con una sezione a quattro angoli, senza linee stomatiche particolarmente visibili. Hanno un colore verde scuro, disposti radialmente lungo tutto il rametto, sono solo leggermente pungenti e possono persistere sulla pianta che 10 anni. La fioritura avviene tra aprile e giugno con i coni maschili posizionati orizzontali o verso l’alto all’apice dei rami dell’anno precedente, che da rossi diventano giallo-rosati e infine si curvano verso il basso. 

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Douglasia (Pseudotsuga menziesii)

L’abete di Douglas o Douglasia (Pseudotsuga meziensii) è un’imponente conifera sempreverde appartenente alla famiglia delle Pinaceae che raggiunge altezze considerevoli, vicine a quelle delle sequoie, dato che nella sua area di origine (Nord America) può arrivare a 75-100 metri con un tronco che può raggiungere 2-4 metri di diametro. Ha chioma conica in bosco e tronco scoperto per circa la metà dell’altezza della pianta, oppure piramidale negli individui isolati, con le branche orizzontali o ascendenti nel terzo superiore, e discendenti e incurvate in quello inferiore, da cui si originano rametti penduli e il tronco colonnare, con una corteccia liscia con tasche resinose. Nel tempo la corteccia diventa rugosa, rossiccia, con una fessurazione irregolare, e suberosa. Le foglie sono aghiformi, lunghe 3-4 cm, color verde brillante sopra e grigie sotto, appiattite e flessibili. Emanano un aroma gradevole e sono disposte a spirale lungo i rami. La fioritura avviene tra marzo e giugno, con microsporofilli maschili gialli o rosso scuri che formano strutture ascellari lunghe lunghi 2 cm e macrosporofilli femminili che formano strutture apicali lunghe 3 cm verdi o rosso scure, provviste di brattee a forma di tridente molto caratteristiche. La maturazione dei coni fecondati richiede circa sette mesi e e produce pigne brune e legnose contenenti da 25 a 50 semi. Il legno viene utilizzato nell’industria cartaria. Le foglie, se strofinate, emettono odore di limone.

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Pino silvestre (Pinus Sylvestris)

Albero  sempreverde che a seconda delle provenienze e condizioni ecologiche può raggiungere altezze da 20 a 40(45) m; ha fusto cilindrico e nelle migliori condizioni slanciato, può raggiungere il metro di diametro, nella parte inferiore, la corteccia è fessurata in placche irregolari con numerose e profonde scanalature longitudinali, è di colore bruno grigiastro, mentre nella parte alta del fusto tende a sfaldarsi in scaglie lamellari che danno al fusto quel caratteristico colore arancione-ocraceo. 
Ha inizialmente chioma a forma piramidale di colore verde glauco che diventa poi ovale e a maturità può diventare appiattita negli esemplari isolati.
La specie è abbastanza longeva potendo nelle migliori condizioni raggiungere i 300 anni ma normalmente la sua utilizzazione avviene prima del compimento del secolo.
Ha crescita monopodiale monociclica, i rami principali sono portati orizzontali e in verticilli quasi regolari con corteccia che si sfalda come la parte distale del fusto di colore aranciato.
I rametti giovani sono lisci di colore verde giallastri lucidi, portano gemme oblunghe-ogivali e appuntite con perule lanceolate, quelle superiori sono frangiate e biancastre, possono essere più o meno resinose. Le foglie sono degli aghi riuniti in fascetti da due e vivono per 3 anni circa negli esemplari nostrani ma, in quelli settentrionali possono arrivare a 5-7 anni.
Il legno è discolore con alburno giallastro rosato e duramen rossastro ben distinto e presenta numerosi canali resiniferi.
Il legno di miglior qualità tecnologiche proviene da razze cosiddette nobili, a nord delle Alpi.

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Pino d’ Aleppo (Pinus Halepensis)

Albero di seconda grandezza alto 15-20 m., molto resinoso, tronco diritto, spesso contorto, corona irregolare, rada e di forma piramidale aperta o globoso espansa; corteccia liscia grigio cenerina da giovane poi bruno rossastra, fessurata e screpolata profondamente.Foglie lineari riuniti in fascetti di due di colore verde chiaro, sottili, non rigidi, con margine finemente dentato, di solito persistenti due anni.Fiori maschili in amenti numerosi e gialli; quelli femminili di colore verde violaceo.I frutti sono solitari, a volte appaiati, e rivolti verso il basso con peduncolo legnoso breve, di colore rosso scuro e umbone poco rilevato. Hanno forma ovato-conica, maturano in due anni, in autunno, e permangono sulla pianta per piu’ anni ; la fruttificazione e’ precoce ed avviene a 8-10 anni, la produzione di seme e’ abbondante; i semi ovoidi sono piccoli, scuri, con ala lunga 15-20 mm. Il pino d’Aleppo e’ una pianta termofila, xerofila, e lucivaga, la piu’ resistente dei pini nelle stazioni caldo-aride dell’ambiente mediterraneo; molto frugale, predilige i terreni calcarei litoranei penetrando nell’entroterra fino alla massima altezza di 500 m. circa; può formare boschi puri o misti associandosi al Pino domestico, al Leccio, alla Roverella, con un sottobosco basso di macchia mediterranea. Ha grande capacità di rinnovarsi dopo il passaggio del fuoco grazie al fatto che gli strobili restano chiusi sulla pianta per più anni, aprendosi contemporaneamente per il calore dell’incendio, seminando abbondantemente il terreno.E’ presente nei paesi che si affacciano sul mediterraneo dal nord Africa all’ Europa meridionale all’Asia minore.In Italia i maggiori complessi di pino d’Aleppo sono sul Gargano e sul litorale tarantino, sull’Adriatico, nelle formazioni costiere dell’Abruzzo. Il legno ad alburno chiaro e durame scuro è duro, resinoso e pesante, di scarso pregio, usato per tavolame e imballaggi.

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Pino Nero (Pinus Nigra)

Il Pino nero (Pinus nigra) è una conifera sempreverde appartenente alla famiglia delle Pinaceae caratterizzata da uno spiccato polimorfismo dipendente dall’area in cui cresce. In Italia arriva a 25-40 metri di altezza. Gli esemplari giovani hanno la ramificazione verticillata che genera una chioma piramidale che tende a aprirsi con l’andare del tempo, assumendo una conformazione irregolare, spesso affascinante e più o meno densa a seconda della sottospecie. Il tronco che può superare il metro di diametro può essere dritto oppure contorto, a volte diviso in due, e ha una corteccia grigia a scaglie che nel tempo diventa sempre più fessurata. Gli aghi più o meno pungenti a margine denticolato sono dritti o incurvati, color verde scuro o chiaro a seconda della sottospecie, riuniti a coppie da una guaina, lunghi da 4 a 24 cm, con sezione semicircolare e un numero variabile di bande stomatifere. La fioritura avviene tra aprile e giugno. I coni fecondati maturano nel giro di due anni, diventando pigne lucide e legnose con squame dalla caratteristica unghia nera, lunghe 5-12 cm, color marrone chiaro, che si aprono durante l’inverno e dopo aver disperso i semi cadono, di solito a primavera. I semi sono grigi, con un’ala lunga. L’apparato radicale è estremamente robusto, esteso sia in profondità con un grosso fittone che lateralmente, e in simbiosi micorrizia con varie specie fungine tra cui anche lo scorzone, il tartufo nero invernale, il bianchetto, e il tartufo nero. Non è molto longevo, ma in compenso cresce abbastanza velocemente.

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Pino Marittimo (Pinus Pinaster)

Il pino marittimo (o pinastro) è diffuso nel bacino del Mediterraneo occidentale. 
Tra i pini mediterranei, è quello più resistente al freddo, si spinge maggiormente nell’entroterra e ad altitudini più elevate rispetto al Pino d’Aleppo e al Pino domestico. Rispetto a quest’ultimo resiste inoltre meglio ai venti salsi marini per cui, lungo i litorali, costituisce la prima fascia proteggendo dai venti le retrostanti pinete di Pino domestico. E’ una pianta che può superare i 30 metri di altezza e il metro di diametro del tronco; non è molto longeva (150-200 anni). Il legno, tenero, ha gli stessi impieghi di quello del Pino domestico (costruzioni navali, imballaggi, cellulosa). Le pinete di Pino marittimo sono facilmente distrutte dagli incendi, ma la specie ha grande capacità di rinnovarsi sul terreno percorso dal fuoco.Il pino marittimo si presenta con un fusto dritto (o lievemente curvo) alto da venticinque a trenta metri. La corteccia dell’albero è di colore grigio marrone negli esemplari giovani e rossa con placche facilmente staccabili negli esemplari maturi. La chioma, ramificata e molto estesa nella parte apicale, di colore verde scuro, assume una forma ampia ed ad ombrello negli esemplari maturi. La parte basale della stessa si mantiene però sempre più rada rispetto all’apice. Il pino marittimo si presenta con un fusto dritto (o lievemente curvo) alto da venticinque a trenta metri. La corteccia dell’albero è di colore grigio marrone negli esemplari giovani e rossa con placche facilmente staccabili negli esemplari maturi. La chioma, ramificata e molto estesa nella parte apicale, di colore verde scuro, assume una forma ampia ed ad ombrello negli esemplari maturi. La parte basale della stessa si mantiene però sempre più rada rispetto all’apice.

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Pino domestico (Pinus Pinea)

Il Pino domestico o pino da pinoli, è un grande e caratteristico albero, che raggiunge altezze fino a 25-30 metri, ben riconoscibile per la sua chioma ad ombrello, limitata ai palchi sommitali, e la corteccia fessurata in grosse placche arancio-rossastre. E’ impiegato  sia come specie ornamentale nelle zone litoranee e collinari sia in rimboschimenti puri e misti con altre specie mediterranee. Riguardo al terreno il pino domestico è alquanto frugale, ma mostra una certa preferenza per i suoli sabbiosi, sciolti; sui terreni nettamente calcarei, invece, si riscontrano difficoltà di vegetazione. Il pino domestico non tollera molto i venti marini e salsi (meno comunque degli altri pini mediterranei), tanto più se portatori di sospensioni di aerosol con presenza di agenti inquinanti (ossidi di zolfo ed azoto), cui è particolarmente suscettibile. Il suo impiego, pertanto, è più opportuno nell’immediato entroterra, piuttosto che lungo i litorali.Il pino domestico è il più diffuso tra le specie di pino e quello caratterizzato da una più vivace produzione di pigne e pinoli. Il legno è poco pregiato. Dalla corteccia si estrae tannino. Produce, inoltre, buona resina.

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Larice (Larix Decidua)

Pianta montana, vive tra gli 800 e i 2500m di altitudine. Raggiunge i 40 metri di altezza ed è distribuito in zone montane dell’Europa centrale e dell’Europa nordorientale. Possiede una caratteristica che lo distingue totalmente dalle altre conifere europee, infatti il larice comune, o alpino, perde totalmente le foglie in inverno. Questa caratteristica gli permette, senza dubbio, di avere una maggiore resistenza nei confronti del freddo e di poter essere riconosciuto a prima vista in un bosco montano invernale. In primavera la pianta mette su foglie verdi, aghiformi e resistenti, mentre in autunno tutto il fogliame diviene di colore giallo e cade al suolo. In Italia è molto comune in tutte le Alpi, dove si spinge anche a quote molto elevate (oltre i 2.500 metri). Dove il bosco lascia il posto alle praterie alpine si incontrano vecchi individui isolati, deformati dal vento e dalla neve. Il larice può vivere migliaia di anni. Il legno, ottimo e ricercato, di colore rosso, resistente, profumato, viene usato per botti, travi e serramenti.