I racconti

Uno spazio per raccogliere i racconti delle giornate passate insieme per sentieri e per condividere le emozioni con chi è venuto a camminare con noi.  Un modo anche per migliorarci e uno spazio per sapere anche da voi cosa ha funzionato e cosa no, oppure cosa vi sia piaciuto o cosa avreste preferito fare in alternativa.

Se, di primo acchito, il lavoro della guida può sembrare il piu’ bello e il più divertente dei lavori possibili, si tratta, in realtà di una professione, per chi lo fa come unico impiego, estremamente impegnativa. Molti vedono nel mestiere della guida il solo lato ludico e pensano, erroneamente, che chi lo faccia trascorra il tempo a fare delle splendide passeggiate all’aria aperta e a raccogliere margherite. Nulla di più sbagliato.

La maggior parte delle energie vengono, infatti, investite, nella delicata fase di acquisizione clienti, nella scelta degli itinerari e nell’aggiornamento del sito e dei contenuti multimediali. L’organizzazione degli equipaggi e la fase logistica sono, poi, altri momenti estremamente delicati. I gruppi, poi, non sempre sono omogenei e, se è vero che spesso si creano situazioni divertenti e nuove, molte volte aspettative diverse e caratteri diversi non sono sempre facili da gestire.

Come abbiamo sottolineato anche in precedenza, andar per sentieri significa anche, a volte, incontrare degli imprevisti, che in alcuni casi danni all’uscita un pizzico di adrenalina in più, in altri casi possono, invece, incidere sulla buona riuscita dell’escursione.

Affidarsi ad una guida, significa affidarsi ad un professionista che, grazie all’esperienza acquisita in anni di lavoro sul campo, è in grado di accompagnarvi in natura, senza dimenticare la sicurezza. Ovviamente, non sempre è possibile prevedere tutti gli imprevisti del percorso, e anche le guide sono comunque alla mercè del meteo e di tutte quelle situazioni che, a volte, non si riescono nè a prevedere nè ad evitare. In molti casi, tuttavia, grazie anche all’entusiasmo dei partecipanti, anche una giornata di pioggia si è rivelata godibilissima ed estremamente divertente, accompagnata, come sempre, dalla voglia di stare in compagnia e di conoscersi.

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 Alla conquista del Mottarone

(1492m)

Sabato 4 ottobre 2014 – la guida racconta……

Uscita di sole donne quella di oggi. Unico bipede di sesso maschile, e per di più single, la nostra guida. Nonostante qualche perplessità del caso, si parte come sempre, e si parte con entusiasmo. Meta della giornata, la vetta del Mottarone, un vero e proprio balcone affacciato sul Lago Maggiore e sul Lago d’Orta, da cui, se le giornata è bella, la vista spazia a 360°, abbracciando le Alpi Marittime, il Monte Rosa e tutti i 6 laghi: Orta, Maggiore, Mergozzo, Varese, Monate, Comabbio….. Dopo aver consultato le previsioni meteo tutta la settimana, che danno bel tempo per il week end, si decide di partire. L’appuntamento con gli equipaggi, come sempre, è Novara, davanti alla stazione ferroviaria. Non tutti, pero’, sono di queste parti, e un gruppo di baldanzose donzelle ci raggiunge da Milano. La guida decide, allora, di dare loro appuntamento in quel di Stresa alle ore 10 e di passare a recuperare un’altra persona a Novara alle 9.

Dopo una notte insonne, trascorsa a fantasticare sugli ameni scenari di cui avremmo goduto il giorno successivo dalla vetta del Mottarone, mi trascino, a stento, in cucina per un rapido caffè e, in orario antelucano, esco di casa per andare a recuperare i baldanzosi gitanti. La prima cliente viene imbarcata in quel di Novara. Con mia grande sorpresa, pero’, non è autoctona ma toscana, scappata da quel di Livorno per inseguire nuovi sogni. Si chiacchiera del più e del meno, sfrecciando in autostrada alla volta di Stresa. Nel mentre si parla anche di escursioni e di montagne, e, altro colpo di scena, scopro da lei che le Cime di Lavaredo, che ho sempre stranamente collocato in Veneto, tra le Dolomiti di Sesto, si troverebbero, invero, in Calabria, tra Capo Rizzuto e Le Castella….. Ringrazio tra me e me la Scuola italiana, da sempre impegnata nell’insegnamento della geografia ai suoi avidi pargoli, e proseguo, pensando al prossimo trekkone in Aspromonte, con capatina al Lago di Misurina e alle famose Tre Cime….

Si arriva a Stresa in perfetto orario. Le altre gitanti dovrebbero essere qui a momenti, penso. Nel frattempo do un occhio al tempo. Nulla di quello che mi sarei aspettato. Un cielo plumbeo e una fastidiosissima pioggerellina, fanno pensare al peggio, e sono indeciso se annullare o meno l’uscita. Mi infilo nel bar della funivia con la fedele cliente al seguito e, in attesa dell’arrivo delle altre partecipanti, ci spariamo un gustosissimo croissant, con vista lago. Nel mentre arriva una telefonata del resto del gruppo, che comunica il suo arrivo a momenti. Passano una ventina di minuti, ma all’orizzonte non si intravede nessuno. Che abbiamo cambiato idea?? Che si siano smarrite sulla tortuosissima Milano-Varese?? Passano ancora una decina di minuti, dopodichè la trucida guida decide di tirare fuori un po’ di polso e richiama le partecipanti. Si scopre cosi’ che sono ancora a 30km di distanza e che l’attesa sarebbe stata ancora lunghina. A questo punto penso a qualche numero di mimo, per intrattenere la sola cliente che è con me, ma tra il tempo inclemente e la lunga attesa, riesco solo a strappare qualche timido sorriso di commiserazione. Finalmente, all’alba delle 11,30 arrivano gli altri!!!! Altri caffè, bisogni del caso, e per mezzogiorno siamo sulla funivia, come vuole la migliore e consolidata tradizione alpinistica. Litigo con il gestore della stessa per avere un piccolo sconto come comitiva, ma non c’e’ nulla da fare. Con 8 euri in meno e in quattro minuti di corsa, siamo ad Alpino, dove si trova il celebre Orto Botanico.

Il gruppo, nel frattempo, chiacchiera, inconsapevole di quello che l’aspetta. Scesi ad Alpino, e armati di bastoncini telescopi, iniziamo, finalmente a pompare. Il sentiero è un’autostrada e c’e’ anche un po’ di umidità, tutto il resto…..è nebbia!!! Impossibile intravvedere le isole Borromee, sospes,i come siamo, tra le nuvole. Il morale, purtroppo, non è proprio alle stelle, e la guida si esibisce in una improvvisata lezione di botanica, su abeti bianchi e abeti rossi, che pero’ non viene colta. Dopo una galoppata di circa due ore, eccoci, finalmente, sulla cima. Tra ripetitori giganteschi, una lapide posta in memoria di non si sa chi, e una nebbia fittissima che non accenna ad abbandonarci e che rende lo scenario davvero lugubre, ci spariamo velocemente i nostri panini, per ritornare alla base. Dopo un paio di conti, e trovandoci tutti d’accordo sul non investire altri euri nella dorata funivia del Mottarone, decidiamo di scendere a Stresa a piedi. So che il dislivello è notevole (circa 1200m) e siamo sicuramente fuori orario e in forte ritardo sulla tabella di marcia che mi ero prefissato. Alla fine l’ottimismo prevale e ci lancia sul sentiero L1, che congiunge Stresa con il Mottarone. Dopo un’oretta di corse e di chiacchiere varie, si arriva finalmente ad Alpino. Il lago è ancora molto in basso.

Sosta, pausa sigaretta, foto di rito, e ripartiamo per un ameno stradello. Il primo tratto è completamente bollato, ed è impossibile sbagliare sentiero. La vegetazione è, pero’, fittissima, e vuoi l’ora, vuoi la giornata, la visibilità è abbastanza scarsa. Inizio ad accorgermi che la ciurma accusa i primi sintomi di stanchezza. Il sentiero è piuttosto ripido ed infido, e mi presto per soccorrere qualcuno che ha un passo non ancora del tutto sicuro. Un’altra oretta di discesa, guidati da un membro del gruppo che pare essere un vero e proprio ungulato e che sta sempre in testa, e ci troviamo su un delizioso pianoro, con i resti di un antico alpeggio abbandonato, dove il sentiero pare scomparso. Guardo di qui, guardo di li’ ma del sentiero nessuna traccia. Tra erbe infestanti e specie pioniere, neanche un bollo ci viene in aiuto. Penso di accendere il Gps, ma con questa vegetazione, purtroppo, il segnale sarebbe assente. Che fare??? Cerco di farmi coraggio, spiegando al gruppo che capita spesso, soprattutto in montagna, che i sentieri siano tenuti male e invito la ciurma a seguirmi per una discesa “a braccia” tra ontàni e castagni. L’invito, purtroppo, non viene raccolto, e si opta nervosamente per un’altra soluzione. Ritornare sui nostri passi, per incrociare la strada asfaltata, che altro non sarebbe se non la provinciale che scende a Stresa. Guardo le facce delle gitanti e vedo stanchezza e preoccupazione. So che ci sarà da risalire per un bel pezzo, particolarmente duro, e dentro di me mi auguro che possano raccogliere tutte le loro forze per farcela. Pompa che ti ripompa, risalgo arrampicandomi su un sentiero davvero ingrato, e alla fine intravedo il guard rail della provinciale. Siamo salvi!!! L’arcigno bosco non ci avrà!!!  Aspetto che arrivino tutti, e inizio a notare uno strano e beato sorriso sui loro volti. In realtà mancano ancora diversi chilometri da macinare, si è fatto davvero tardi, e le caviglie iniziano a scricchiolare…. Colpito dall’ennesimo insight creativo, decido allora di optare per la soluzione piu’ ragionevole. Attendere che passi un’auto, per mettere il pollice in fuori e farci accompagnare a valle, in quel di Stresa. Le donne del gruppo sono attraenti, penso, non dovremmo avere problemi. E cosi’ è stato. Da li’ a poco arriva il nostro salvatore, il simpaticissimo Sig. Rossi, 70 anni passati, autoctono, che alla vista di cotanta bellezza, non lesina ad accompagnare due di noi a Stresa, per recuperare le auto. Nella discesa ci intrattiene con i racconti della sua vita, cuoco sulle navi da crociera, uomo abituato a perdersi per il mondo, orgoglioso di tanti ricordi. In pochi minuti, dopo una gimkana tra le strettoie dei vari paesini prima di Stresa, siamo alla base. E’ finita!!! Ringraziamo il nostro salvatore, e andiamo, con le auto a recuperare il resto della ciurma. Il gruppo è veramente sfiancato, e non vede l’ora di sfilarsi gli scarponi e di mettersi a sedere in auto. Ultimi saluti e via….verso le nostre tiepide case, dopo una giornata che avrebbe potuto regalarci qualcosa di più… Torneremo presto comunque!!! Per vederla in tutta la sua bellezza!!! Ciao, Mottaroneeeeee!!!!!  Che giornataaaaaaaaa………